“Lost in Translation” – L’esperienza delle parole intraducibili


Il concetto di “intraducibilità” non dovrebbe esistere in traduzione, perché tutto ciò che viene espresso in una lingua dovrebbe poter essere trasposto in un’altra. Eppure esiste! Perché, sebbene viviamo tutti nello stesso mondo, la percezione che abbiamo di quel mondo può differire – anche grandemente – da cultura a cultura. Questo è il motivo per cui tanto si parla di intraducibilità in traduttologia.

In realtà, quello che non esiste è la perfetta corrispondenza. Ecco perché abbiamo i giri di parole, le perifrasi e via dicendo. A volte, infatti, per esprimere un concetto o una sensazione che in una determinata lingua è racchiuso in una sola parola, in un’altra lingua di parole dobbiamo usarne tante. L’importante, a mio avviso, è lasciare intatta l’emozione.

Una pagina del libro originale

È quello che ha fatto Ella Frances Sanders (autrice e illustratrice) con Lost in Translation, in cui la scrittrice compie un’operazione che, per i traduttori, è all’ordine del giorno: cercare di ricreare le emozioni delle parole originali nella propria lingua. L’opera, pubblicata da Marcos y Marcos, è una vera perla editoriale ed è stata tradotta in italiano da Ilaria Piperno. Il libro (credo io) è adatto a tutte le età, perché non è mai troppo presto per iniziare a giocare con le parole. Raccoglie infatti una cinquantina fra verbi, sostantivi, aggettivi provenienti da svariate lingue del mondo (russo, olandese, svedese, gallese, tulu, spagnolo…), tutte considerate intraducibili. Esprimono idee, stati d’animo, immagini naturali incorporee intimamente legate alla cultura in cui sono nate e difficilmente trasportabili in un’altra cultura tramite un solo termine.

Una pagina dell’opera edita da Marcos y Marcos

E qui entra in gioco l’anima da traduttrice della Sanders, che cerca di riportare quelle singole parole a concetti comprensibili per tutti, mantenendo intatto il carattere fortemente evocativo dei termini originali. Ad esempio, all’interno del libro troviamo “mȧngata”, sostantivo svedese che indica “la scia luminosa della luna che si riflette sull’acqua”; oppure “komorebi”, che in giapponese è “la luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi”; o ancora “tiám”, in lingua farsi “lo scintillio negli occhi al primo incontro”. È interessante, poi, vedere l’incontro (su pagina) dell’autrice-con-l’anima-da-traduttrice con la traduttrice vera e propria, la Piperno, che riesce a riportare nella nostra lingua la stessa meraviglia creata nel lettore dal testo inglese.

Lost in Translation è un libro originale ed emozionante, corredato da illustrazioni divertenti che cercano di dare corpo alle parole. Un’opera che trasmette tutta la complessità e la bellezza intrinseche nelle lingue e nelle culture del mondo.

Della stessa autrice (sempre per la traduzione di Ilaria Piperno ed edito da Marcos Y Marcos) potete anche trovare Tagliare le nuvole col naso sui modi di dire provenienti dai quattro angoli del globo. Un altro meraviglioso viaggio fra le parole… 

 

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