Chi di noi non ha letto “Piccolo blu e piccolo giallo”? Mi ricordo quando all’asilo sfogliavo estasiata le pagine del libro, con tutti quei colori! Stupita e felice quando scoprivo che dall’incontro dei due amici nasceva piccolo verde.

Una pagina del libro
“Piccolo blu e piccolo giallo” è un caposaldo della letteratura per l’infanzia, che – come tutti i classici – non risente del passare del tempo, perché tocca corde profonde del sentire umano e questo va ben oltre il mero trascorrere degli anni. Un libro delicato, che con semplicità racconta la storia di una grande amicizia fra i due piccoli colori del titolo. Un’amicizia che è anche incontro con l’altro, arricchimento nella diversità, ricerca della propria identità.
È stato scritto e pubblicato nel 1959 da Leo Lionni, pittore e illustratore olandese poi trapiantato in Italia, che si avvicinò quasi per caso ai libri per bambini. L’autore, con due semplici macchie di colore, è stato in grado di dare anima a una storia commovente e bellissima. In Italia è pubblicato da Babalibri e su Youtube c’è anche un video del libro, dove le immagini e le parole sono accompagnate dalla musica.

Piccolo blu e piccolo giallo si abbracciano felici.
Dovremmo far leggere “Piccolo blu e piccolo giallo”a tutti i bambini, per raccontare loro, con parole semplici e dirette, in un’epoca di grandi cambiamenti e dove l’integrazione è diventata essenziale per una pacifica convivenza civile, quanto sia prezioso e inestimabile l’incontro con con chi è diverso da noi.
C’è ancora qualcuno, però, che sembra non aver captato questo messaggio universale e che nel 2015, guidato da una logica gretta e da una pochezza intellettuale davvero poco invidiabile, ha inserito l’opera in una “lista nera” di libri per bambini, ovvero il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Tutti i libri di questa lista, come riportato su Wikipedia, sono accusati di trattare “argomenti che non devono essere affrontati dalla scuola, ma dai genitori” (sul sito Wired potete leggere un’interessante articolo di Vanessa Niri sull’argomento). Come se entrambi, l’istituzione scolastisca e i genitori, non debbano contribuire alla formazione, tanto sentimentale quanto intellettuale, del bambino.
Fortunatamente, chi legge e ama i libri, ha sviluppato anche un’abilità molto temuta da coloro che sono al potere, ovvero quella del pensiero autonomo e autocostituito. Perciò, credo proprio che, a dispetto di tutte le ottuse censure culturali, “Piccolo blu e piccolo giallo” continuerà a essere letto da milioni di bambini in tutto il mondo.
*Il presente blog non detiene alcun diritto sulle immagini che compaiono in quest’articolo, che sono qui riportate unicamente a scopo illustrativo.
